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    Formicoso Libero

     

      La storia si ripete, il popolo sovrano non riesce nemmeno a parlare. Le contraddizioni sollecitano anche la mente dei più pigri.

    Troppo spesso il compromesso deforma il pensiero.

    In Irpinia c’è un nuovo fermento.

     Il baricentro è l’Irpinia d’oriente (come qualcuno direbbe), è la nuova speranza, la speranza di una politica che ritorni nella gente, tra la gente.

    La parola e l’informazione sono la lotta più efficace.

    L’informazione che ormai può circolare su larga scala a costo zero, attraverso anche la nuova libertà digitalizzata (video-foto- musica- testo) può farci crescere come Irpini.

    Siamo appartenenti ad un territorio e non ad un paese. 

    Questo territorio deve saper comunicare con le istituzioni, con lo stato, con la gente.

     Ci sono colpe ben precise negli anni di commissariamento straordinario, e s’iniziano a conoscere nomi e cognomi, ma si sa che chi dovrà saltare, approderà in altre isole sicure.

    Formicoso libero.

    Irpinia Libera dalla merda che non ci appartiene.

    Irpinia libera in una nuova regione.

    Irpinia Libera nella partecipazione.

     

     news21247

     

    …E alla fine tutto finisce in uno spaces…

     

      Guardo con curiosità, quando ho tempo, i blog di amici e conoscenti che non vivono più in paese .

     Inesorabilmente mi imbatto in folti album fotografici intitolati: il mio paese.

    Dentro ci trovo immagini di verdi vallate, di ridenti montagne, di personaggi tipici e quant’altro.

    Insomma, ognuno si cimenta (con grande slancio artistico) nella rappresentazione di quello che ormai non ha più, e mi chiedo?

    Davvero l’equazione porta a questo risultato? Cioè un  paese da incorniciare in un blog, per poi magari farlo vedere a qualcuno che non sa nemmeno la differenza tra Irpinia e Napoli.

    Mi fermo a riflettere se questo fenomeno sia solo figlio dei nostri tempi telematici, o in realtà la tranquillità, l’aria buona e i bei paesaggi sono percepiti anche in città come gli unici beni che hanno conservato un vero valore.

    Tutti sono coinvolti nel “produci consuma crepa”, tutti costruiscono la carriera all’interno di organizzazioni produttive che li rendono infelici, perché costretti a essere efficienti e competitivi ad ogni costo.

    Guardie giurate agli ingressi, cartellini e marcatempo, firme di presenza, sofisticatissimi sistemi di conteggio per il calcolo dei recuperi, sono liturgie che consolidano questa grande messa in scena del potere.

    Milioni di manager si fingono ogni giorno sovraccarichi di lavoro, illusi di essere indispensabili per la propria azienda.

    E poi? Finito il lavoro?

    Il vero problema non è il lavoro, che circa si trova un po’ ovunque, ma è l’ozio, non si riesce più a capire come si debba impiegare il tempo libero.

    Il panico, il vuoto più totale, l’inutilità del tempo di svago crea sempre maggiore depressione, anche nelle persone più attive.

    Il paese a differenza della città dà maggior spazio all’ozio creativo, perché riesce a dare ancora una netta separazione tra il tempo lavorativo e il tempo dell’ozio.

    Il paese dà maggior spazio di riflessione, dà maggiore possibilità di essere protagonista del proprio spazio ricreativo, favorisce i rapporti umani e familiari.

    L’attuale rompicapo delle amministrazioni locali è fronteggiare la nuova emigrazione, i ragazzi che partono per studiare, non fanno più ritorno.

    La verità è che il problema non si risolve se non si riesce ad accettare una più modesta vita di paese.

    Seppur ci accorgiamo di star male nelle città, seppur riempiamo i nostri blog con patetici amarcord, arriviamo sempre al punto in cui la discussione tra amici si ferma sul: “Eh ma poi che fai in paese?”.

    Al mio Prof.

    Ognuno di noi pensa ad un viaggio da fare, il prossimo sarà sempre quello più bello, ricco di persone e luoghi nuovi da conoscere. Stanotte ho sognato una persona molto importante per me. Seduto sulla poltrona d'avanti al suo camino,quello di sempre, dove si guarda la tv prima di cena, dove ci si alza con fatica  prima di trasferirsi nel letto per dormire a notte inoltrata,era li, mi guardava, lui che mi ha insegnato a leggere e scrivere, era in silenzio, fissava il mio cambiamento che portavo nel  corpo e nella mente.Un lungo susseguirsi di sguardi, di parole dette a denti stretti, partorite dalla rabbia  della consapevolezza della ragione. Ragione frutto di un intelligenza fina, un intelligenza contadina...Se ci fosse ancora tempo, ti racconterei tutto ciò che avrei sempre voluto dirti, ma il tempo è tiranno quando cavalca la sofferenza.Oggi sento di esprimere qui, nella totale  inutilità di questo blog, l'essenza più profonda del mio animo, la conoscenza delle parole...Quello che mi hai dato lo conserverò sempre nei ricordi più belli, e quando sarà il momento dedicherò a te delle parole scritte con il silenzio di questi anni trascorsi nella ricerca della verità, una ricerca che è cominciata  inconsapevolmente nella tua classe di scuola elementare, in quella classe dove ho pianto e tu mi hai consolato,in quella classe fredda e mal odorante, dove sentivo solo il calore delle tue parole e l'odore dei tuoi colori caran d'ache... 
     scuola